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mercoledì 17 novembre 2010

Portegrandi: passato, presente, futuro...

Un incontro per parlare di "identità e nuovi scenari" per Portegrandi. Ma andiamo a vedere com'è attualmente la più estesa frazione di Quarto a 6 anni dall'approvazione del piano di recupero della Conca, che avrebbe dovuto rilanciarla...



Dipinte in queste rive
son dell'umana gente
le magnifiche sorti e progressive.

(Giacomo Leopardi)


Venerdì sera (19 novembre), alle 20.45, presso il Centro Civico di Portegrandi, si terrà un incontro pubblico dal titolo "Portegrandi: identità e nuovi scenari". Ospite della serata il prof. Ivano Sartor, ex sindaco di Roncade, attualmente direttore degli Archivi Contemporanei della Fondazione Cassamarca, e autore di numerosi testi sulla storia veneta e della Marca trevigiana, tra cui due bei libri sul nostro territorio: Altino medievale e moderna e Le Porte Grandi del Sile. Ad intervistarlo ci sarà Silvia Conte, esperta di economia del turismo.

La serata è organizzata dall'associazione culturale Porta dei Parchi: un'associazione che ho sentito nominare per la prima volta in questa occasione, nonostante abbia sede a Quarto d'Altino. L'indirizzo e i numeri di telefono presenti nella carta intestata rimandano a quelli della sede della società Marina di Portegrandi - Vivaldi S.r.l., ovvero la proprietaria dell'area della nuova darsena e di gran parte della zona della "Conca", nonché promotrice nel 2004 del P.I.R.U.E.A. finalizzato a realizzare «in nome e per conto di tutti i proprietari delle aree interessate [...] il riassetto urbanistico della Conca di Portegrandi».

Devo essere sincero: che i promotori del progetto "Marina di Portegrandi" tornino oggi a proporre di parlare di "nuovi scenari" (e ancor più di "identità") per Portegrandi, visto come sta procedendo il piano di recupero della "Conca" a quasi tre anni dall'inizio dei lavori, mi sembra alquanto bizzarro.

Per capire di cosa sto parlando, basta visitare il sito della Marina di Portegrandi, partendo proprio dalla pagina relativa al P.I.R.U.E.A, dalla quale si può visionare e scaricare un interessante planimetria dell'area con il progetto definitivo

sabato 7 novembre 2009

Questione di soldi

Torno brevemente sui temi del post precedente a questo per fare una precisazione d'obbligo.

Chi ha scelto di andarsene da Quarto per approdare nei paesi limitrofi l'ha fatto non solo per una questione di vivibilità etc., bensì pure per una questione economica.

C'è stato un periodo infatti in cui, con gli stessi soldi, se a Quarto ti compravi un appartamento (e neanche tanto grande) a Casale, Musestre o San Cipriano ti compravi una porzione di schiera. Allo stesso modo, a parità di metratura, anni, finiture etc. un appartamento a Quarto costava molto di più che nei paesi limitrofi.

Va da sé che in quel periodo un altinate che voleva (o doveva) risparmiare sull'acquisto della casa, di certo non sceglieva di restare a Quarto.

E se molte di queste persone si sono trovate costrette (per mancanza di budget) a fare questa scelta, finendo spesso per abitare in un appartamento a Pozzetto di Roncade o a Sant'Elena di Casale sul Sile,  altre ne hanno approfittato per vendere l'appartamento (magari neanche tanto nuovo) e farsi, con gli stessi soldi (o poco più), la casa altrove (ma in un "altrove" a portata di mano).

Qualcuno potrebbe dire che questi ultimi hanno opportunisticamente cavalcato l'onda del mercato immobiliare "squilibrato": ma ci son stati anni in cui comprare un pezzo di schiera o di binata a  Quarto era impossibile, e questo perché se ne costruivano talmente poche (a vantaggio di complessi di appartamenti, spesso mini) che se qualcuno ne restava aveva un prezzo inavvicinabile.

In ogni caso c'è chi ha approfittato della situazione. Sicché l'impressione è quella che Quarto (come tanti piccoli paesi italiani) abbia costituito in quest'ultimo decennio e oltre una sorta di laboratorio della speculazione edilizia nel quale sono stati coinvolti non solo gli impresari edili – grossi (quelli di operazione tipo "Quarto borgo", o la Marina di Portegrandi, o l'ex area Zanchetin, per citare i casi più clamorosi) e piccoli (quelli dei quartieri-casbah come la zona fra Viale della Resistenza, Via Puccini, Viale Toscanini e il canale Carmason, o dei condomini-Fenice, risorti sulle ceneri di case unifamiliari) – ma anche i singoli cittadini, proprietari di un appartamento acquistato a poche decine di milioni negli anni '80 e rivenduto a più di 100 mila euro nei primi anni del 2000.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti, specie in questo periodo di "crisi" (presunta o reale, comunque generale): super-complessi condominiali mezzi vuoti, negozi invenduti. E si sa che dove la vita di tutti i giorni non arriva, arriva il degrado, sia urbano che sociale.

sabato 31 ottobre 2009

Ogni promessa è un debito

Lunedì 9 novembre 2009, alle ore 20, presso il Centro Servizi, si terrà finalmente un consiglio comunale aperto dedicato all'"affaire palazzetto".

L'idea è stata lanciata (sebbene con più di due mesi di ritardo dalla richiesta fatta con la famosa petizione agostana) dal Sindaco alla fine del consiglio comunale di giovedì sera scorso (29 ottobre). In realtà con la richiesta di un consiglio comunale aperto si chiudeva proprio la famosa petizione, che veniva presentata come mozione dal consigliere Simionato. Ad ogni modo, dopo una serie di tira e molla, di incomprensioni, di alzate di voce, la richiesta è stata messa positivamente ai voti.

Ma la promessa alla quale mi riferisco nel titolo non è questa, ma un'altra. Ho infatti pensato, in attesa di poter tornare con più dati sulla questione palazzetto, di mantener fede a quanto promesso il 28 agosto scorso alla fine del mio intervento sull'altro "casus belli" estivo: la chiusura del ponte sul Sile.

In quell'occasione sostenevo che a mio avviso l'aumento del traffico automobilistico da Casale e – specialmente – Roncade verso Quarto d'Altino, causa da un lato delle presunte lesioni al ponte dall'altro di più generici problemi di viabilità del paese, andava messo in relazione anche alla sostanziale differenza di aumento della popolazione riscontrabile negli ultimi dieci anni tra il nostro comune e quello dei due comuni limitrofi citati.

La conclusione alla quale arrivavo era questa: negli ultimi dieci anni molti altinati (autoctoni o oriundi, ovvero arrivati qui negli anni '80 "dalla città"), hanno deciso di andarsene da Quarto, ma non così distante da non permetter loro di tornarci quotidianamente: perché qui ci lavorano, perché qui prendono il treno (per andare a lavorare o a studiare), perché qui risiede la famiglia di origine (alla quale spesso si ricorre per la custodia dei bambini piccoli), perché qui i figli frequentano la scuola o le attività ricreative (sport, musica, etc.), perché qui si hanno le vecchie amicizie.

La mia promessa era quella di portare dei dati a supporto della mia tesi. Più semplicemente di quanto non pensassi, è bastato andare nel sito dell'Istat e interrogare le varie banche dati lì presenti.

Ricerche specifiche sul "saldo migratorio" (locale ed estero, cioè da comune italiano a comune italiano e da comune estero a comune italiano) si possono effettuare purtroppo solo a partire dal 1991, ma il fatto è di scarsa rilevanza ai fini del mio ragionamento. Basterà qui ricordare che una ricostruzione dell'Istat (quindi non precisissima) dell'andamento demografico nel decennio 1982-1991 rivela che la crescita di Quarto è stata in quel periodo del 13%, passando in modo molto graduale (al massimo +2% annuo) da 5404 abitanti nel 1982 a 6116 nel 1991. Una percentuale molto simile a quelle dei decenni successivi (16% tra 1991 e 2001, 10% nel decennio ancora in corso).

Lasciamo però parlare i dati...

(Per visualizzare meglio la tabella, cliccateci sopra.)

Se confrontato con il saldo migratorio di paesi come Casale sul Sile e Roncade, quello di Quarto è ridicolo (quando non è addirittura controcorrente, ovvero negativo), nonostante negli ultimi 5 anni a dar man forte ai nuovi iscritti da comuni italiani sono arrivati numerosi nuovi iscritti dall'estero (extracomunitari o no), il cui saldo migratorio è stato positivo anche quando quello locale era negativo (ad es. dal 2004 al 2006).

Qualcuno dirà: basta questo a confermare la tua tesi? Forse no, ma è sufficiente fare un veloce sondaggio in paese per rendersene conto in modo definitivo...