«La lista “Per Quarto” si è già accovacciata e i suoi supporters attendono buoni buoni un posto nella nuova sede delle associazioni per poter estrinsecare in santa pace tutta la loro creatività musicale...» (dal blog di Gianni Bianchini)
«E io: "Maestro, che è tanto greve
a lor che lamentar li fa sì forte?".
Rispuose: "Dicerolti molto breve.
Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ’nvidïosi son d’ogne altra sorte.
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa".»
(Inferno III, vv. 43-51)
e invece no, ragionerò di loro...
«E io a lui: "Chi son li due tapini
che fumman come man bagnate ’l verno,
giacendo stretti a’ tuoi destri confini?"
"Qui li trovai - e poi volta non dierno -",
rispuose, "quando piovvi in questo greppo,
e non credo che dieno in sempiterno.
L’una è la falsa ch’accusò Gioseppo;
l’altr’è ’l falso Sinon greco di Troia:
per febbre aguta gittan tanto leppo".»
(Inferno XXX, vv. 91-99)
Tra ignavi e menzonieri, no savarìa dove cavàrghene par métarghene…
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mercoledì 9 maggio 2012
domenica 31 gennaio 2010
Istituto Comprensivo ODINO di Quarto d'Altino
L'altra sera (29 gennaio) l'attore romano Ascanio Celestini, chiudendo una puntata di Parla con me su Rai3 con uno dei suoi monologhi, ha ironizzato su una delle recenti "sparate" del ministro Brunetta. No, non quella sul sussidio da dare ai ragazzi perché se ne vadano di casa prima, ma quella sulla necessità di cambiare il primo articolo della Costituzione.
L'ironia di Celestini consisteva nel fatto che, secondo lui, quello che Brunetta mette in discussione non è il fatto che il nostro paese sia o meno una repubblica democratica fondata sul lavoro: quello che Brunetta mette in discussione è il suo nome: Italia. E come dargli torto – continua Celestini? Dato il periodo di crisi, perché non cedere a uno sponsor il nome del nostro Paese, come fanno ormai da anni le squadre di basket e di volley?
Manco farlo a posta, poche ore prima, sentendo per il telegiornale del caso di una scuola costretta a chiudere e a vendere i propri immobili a un istituto privato in quanto da tre anni non arrivano i fondi statali necessari al suo restauro, mi era venuta un'idea: perché, invece della scuola, non mettono in vendita il suo nome? E perché non farlo con tutte le scuole, visti i tagli continui alla scuola pubblica?
L'ironia di Celestini consisteva nel fatto che, secondo lui, quello che Brunetta mette in discussione non è il fatto che il nostro paese sia o meno una repubblica democratica fondata sul lavoro: quello che Brunetta mette in discussione è il suo nome: Italia. E come dargli torto – continua Celestini? Dato il periodo di crisi, perché non cedere a uno sponsor il nome del nostro Paese, come fanno ormai da anni le squadre di basket e di volley?
Manco farlo a posta, poche ore prima, sentendo per il telegiornale del caso di una scuola costretta a chiudere e a vendere i propri immobili a un istituto privato in quanto da tre anni non arrivano i fondi statali necessari al suo restauro, mi era venuta un'idea: perché, invece della scuola, non mettono in vendita il suo nome? E perché non farlo con tutte le scuole, visti i tagli continui alla scuola pubblica?
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